2010

La_parola_ultimaLa parola ultima

Teatro delle Forme e Solot Compagnia Stabile di Benevento

presentano

La Parola Ultima Liberamente tratto dal testo “The Rest is silence” di Miklós Hubay

Produzione 2010 – Prima nazionale con il sostegno del Sistema Teatro Torino e con il contributo della Regione Piemonte in collaborazione con la Fondazione Teatro Stabile di Torino Una coproduzione Teatro delle Forme e Solot Compagnia Stabile di Benevento

Benevento Mulino Pacifico via Appio Claudio 5-6 settembre 2010, ore 20

nell’ambito della Trentunesima Edizione del Festival “Benevento Città Spettacolo”

drammaturgia e regia Antonio Damasco

con Laura Conti, Michelangelo Fetto, Antonio Intorcia

aiuto regia Valentina Padovan scenografie e costumi Daniela Donatiello e Alice Imperiale direzione di scena Paola Fetto video Antonio Messina logistica Tecla Iervoglini e Irma Bechis responsabile tecnico Bruno Ferreira da Veiga Se compito del teatro è quello di parlare ai contemporanei, “La parola ultima” vuole assumersene l’intera responsabilità, proprio nel momento in cui il rito si compie. L’opera del drammaturgo ungherese Miklòs Hubay, che ha ispirato questo lavoro, ha come tema le centinaia di lingue che muoiono ogni anno nel mondo. Per noi la lingua assurge a ruolo di quella strisciante, quotidiana guerra che le “culture altre” quelle delle lingue di minoranze, delle diversità, della trasmissione orale di saperi non omologati conduce pur sapendo di non poter vincere. “La parola ultima” – in scena a Benevento il 5-6 settembre 2010 alle ore 20 al Mulino Pacifico, in via Appio Claudio , nell’ambito della trentunesima edizione del Festival “Benevento Città spettacolo 2010” – è un lavoro liberamente ispirato al dramma ungherese; per la prima volta questa opera di Hubay – ad eccezione di un allestimento particolare in friulano – viene rappresentata in Italia. A firmarne la regia è Antonio Damasco. In scena tre attori: Laura Conti, Michelangelo Fetto, Antonio Intorcia. Una donna, Aleluja, condannata a morte perché ultima rappresentante del proprio popolo. Nel momento in cui verrà uccisa, quella lingua, quella memoria, quella cultura non sarà mai esistita.. Nel sotto palco di un Teatro Lirico, mentre si rappresenta il Trovatore di Verdi, si consumerà la tragedia dei “vinti” quella che nessuno potrà mai più raccontare, ma che in realtà tutti i giorni si rappresentata con arrogante normalità nelle nostre singole vite. L’adesione ormai totale e senza indignazione alla cultura dei consumi, omologa le nostre esistenze, cambiando più velocemente di quel che percepiamo il nostro rapporto collettivo. La performance mette al centro il rapporto con i mass media, con la cultura del potere e con l’incoscienza delle prigioni in cui ognuno nel suo ruolo non si accorge più di vivere. Per il Festival “Benevento Città Spettacolo”: info e prenotazioni ai numeri 0824/772443 – 0824/24700