2008

Pasticceria criminale

Pasticceria criminale testo e regia Michelangelo Fetto

con Michelangelo Fetto

Quando si sente nominare la parola pasticceria il cervello rimanda ai nostri sensi odori inebrianti, colori seducenti e sapori dolcissimi non di rado evocando tempi e ricordi infantili. La pasticceria criminale del nostro spettacolo, invece, del modello citato trae soltanto una certa varietà cromatica. Non è possibile per ovvi motivi di decenza, definire il crimine e la follia un connubio felice, ma indubbiamente le cronache quotidiane raccontano di delitti perpetrati con tale efferatezza che escludere l’elemento del disturbo mentale a priori risulterebbe azzardato. Le vicende rappresentate tra mito e realtà, immaginazione e fatti reali, lanciano uno sguardo amaro, allucinato, sorprendente e perfino sarcastico su un mondo, quello dei manicomi criminali, che esiste, sia pure con nomi diversi, ma che non si vede se non negli effetti devastanti citati riguardo le cronache quotidiane. Lo spettacolo si basa su uno studio condotto dall’autore essenzialmente su due elementi: il primo, quello della costrizione, la cui conoscenza diretta deriva da anni di frequentazione, in qualità di operatore, della casa circondariale di Benevento; l’altro dall’influenza di appassionate letture da Cechov a Cerami fra gli altri, aventi come tema l’elemento follia.


Guscio e animale

GUSCIO E ANIMALE di e con Antonio Intorcia

Regia Antonio Intorcia

Ideazione e regia video Daniela Donatiello e Antonio Intorcia Fotografia video Antonio Messina Montaggio video Marino Cataudo

Musiche originali Raffaele Tiseo

Foto di scena Vincenzo Fucci

Amministrazione Paola Fetto Organizzazione generale Michelangelo Fetto

Mezzi di ripresa AMP Studio www.ampstudio.it

La verità… in guerra la prima vittima è la verità… e perché la verità si concede solo all’orrore? Perché le cose diventano vere solo nella morsa della disperazione? E poi… la verità di chi? È uno spettacolo sulla verità, c’è l’odio e la violenza e c’è la pace, c’è la morte e c’è l’amore e c’è soprattutto la guerra, l’odio, la vendetta. La parte più buia di noi e di quello che c’è fuori di noi rappresentata attraverso la vicenda di un piccolo gruppo di persone, capaci però di diventare simboli dei vari aspetti con cui al giorno d’oggi le guerre ci assediano di nuovo, dall’ex Jugoslavia all’Afghanistan, dalla Cecenia al Medio Oriente, fino ai conflitti tribali africani: ritroviamo, personificati, l’asprezza, il dolore, la ferocia, l’empietà di cui ogni guerra è carica, e soprattutto la vendetta come sentimento che le guerre lasciano in eredità per generazioni. Quando si può considerare davvero conclusa una guerra per chi ne ha subito le offese? Un ideale può giustificare la violenza? Chi è vittima e chi è carnefice in una situazione estrema? Esiste la possibilità di essere risarciti quando è la morte a rappresentare il debito? La geografia dello spettacolo è illusoria. Dove siamo? Siamo dentro il testo, lì e solo lì, messi faccia a faccia con le parole; tutto insieme, parola per parola, nient’altro.