1999

Al-piccolo-Inferno_01Al piccolo Inferno

Francesco Silvestri

La parola che caratterizza questo mio testo rispetto al suo riferimento originale, cioè la prima parte di “Danza di morte” di August Strindberg, non è adattamento bensì tradimento. Danza macabra (o danza di morte o, addirittura, come appare in alcuni saggi sulla storia del Teatro, danza della morte) è, a parer mio, quanto di più attuale e di più vicino al mondo contemporaneo Strindberg abbia mai scritto. Questa danza… di morti è simboleggiata da una coppia matura che vomita ripicche e antichi rancori in forma di parole mediante sotterfugi, crudeltà reciproche, finte malattie a mò di sensi di colpa, portando avanti un’esistenza costellata di illusioni e delusioni. Il testo anticipa di svariati decenni il Teatro dell’Assurdo e sembra essere l’antesignano del Teatro inglese del rifiuto e della gioventù arrabbiata. Un testo reale, realissimo, ma mai “vero”. Pur conservando quasi per intero la Dispositio drammaturgica del capolavoro dell’autore svedese, questo mio “Al Piccolo Inferno” giunge a dei risultati e ad un epilogo diametralmente opposti a quelli di Strindberg. “Se la vita sia una cosa seria o soltanto uno scherzo, non riesco a capirlo. Quando è allegra, può essere penosa al massimo grado. La vita seria è, in fondo, la più piacevole e tranquilla… ma quando finalmente si è imparato ad essere seri, arriva qualcuno che la rende ridicola.”

È da questa battuta, detta dal personaggio del Capitano alla moglie Alice a chiusura del dramma, che ho preso le mosse per attuare il suddetto tradimento e per spingere – come argomenta anche Roberto Alonge nella sua illuminata (e illuminante) introduzione all’opera edita da Einaudi – il pedale dell’acceleratore sulla via della finzione, dell’esibizione teatrale, dell’estremo, della visualizzazione – al limite del didascalico – del degrado fisico e psicologico in cui i personaggi versano. La regia, surreale, dal ritmo incalzante, intende seguire l’ambiguità delle parole “dette” ma, soprattutto, di quelle mai profferite. I due personaggi principali, non dimentichiamolo, si amano forse proprio in virtù del fatto di aver trovato la persona su cui riversare il loro odio, le loro frustrazioni, la loro “doppia natura”. È il tentativo congiunto di trascinare un estraneo nella loro fossa comune, nel loro “fango”, che li accomuna. Ma anche la provvidenziale capacità di “non riuscire ad ingannarsi più l’un l’altro

Al piccolo Inferno_02

Regia: Francesco Silvestri

Interpreti: Michelangelo Fetto, Fulvia Carotenuto, Antonio Intorcia, Leonardo Agrella

Scene: Daniela Donatiello

Costumi: Pasquale Mellone

Realizzazione scene: Mimmo Pirolla

Aiuto regia: Rosario Sparno

Direttore di scena: Paola Fetto

Disegno luci: Pasquale Quaranta

Tecnico luci audio: Pasquale Quaranta

Scheda Tecnica: PALCOSCENICO Larghezza interna: min 8 metri Profondità: 8 metri Larghezza boccascena: 8 metri Altezza minima: 5 metri Graticcia o rocchettiera funzionanti 3 americane per i puntamenti carico luci: 20 KW trifase con neutro in prossimità del palcoscenico Tempi di montaggio: 10 ore il giorno stesso del debutto Tempi di smontaggio: 3 ore dopo l’ultima replica Durata dell spettacolo: 1 ora e 30 minuti senza intervallo Esigenze particolari: all’arrivo della compagnia l’inquadratura nera del palcoscenico deve essere già stata smontata.

Distribuzione: Solot Compagnia Stabile di Benevento