VALANI
Mercoledì 15 Dicembre 2010 17:17
Scritto da paola
Febbraio 2010 (date da definire con le scuole )
Teatro Massimo
Solot Compagnia Stabile di Benevento e Sancto Ianne
presentano
VALANI
scritto e diretto da Michelangelo Fetto
musiche composte ed eseguite dai Sancto Ianne
con
Michelangelo Fetto e Tonino Intorcia
e con
Gianni Principe – voce
Ciro Maria Schettino – chitarre e mandoloncello
Raffaele Tiseo – violino
Sergio Napolitano – fisarmonica
Massimo Amoriello – basso elettrico
Alfonso Coviello – percussioni
una produzione Solot Compagnia Stabile di Benevento e Sancto Ianne

Ci fu un tempo, neanche tanto lontano, in cui nella nostra città si svolgeva periodicamente una fiera. Non era una fiera convenzionale in cui si vendevano alimenti, vino, manufatti o bestiame … si vendevano i valani. Chi erano i valani? Bambini, figli di povera gente, fittati in cambio di un sacco di grano di scarsa qualità e poche lire, per una stagione o un anno intero, al proprietario terriero, che da quel giorno diventava il padrone. Il mercato si svolgeva a Benevento, il giorno dell’Assunta, in Piazza Orsini …
Figli senza a faccia
pe’ chi vo’ sulo doje braccia,
figli pelle e chianto
nisciuno ve fa santo maje,
figli ‘e poca storia
stipata int’a memoria,
figli malaciorta
e chi pensa: a ciorta se po accattà,
o futuro e chesta terra è scritto già
dint’all’ uocchie e chillo figlio che sarrà.
(da Valani – di Ciro Schettino)
Solot e Sancto Ianne, prendendo spunto da documenti inediti e testimonianze orali, raccontano tra musica e parole una tragedia locale che, ancora oggi, Benevento non vuole ricordare.
Un lavoro di scrittura che ha impegnato Michelangelo Fetto nell’indagare un fenomeno tipico e ancora oscuro della nostra storia, che riporta a galla ricordi dolorosi per i sopravvissuti insieme alla consapevolezza che il centro storico della città sia stato scenario di immensa crudeltà.
Le atmosfere musicali dei Sancto Ianne che accompagnano la drammatizzazione si accordano con il lavoro storico del gruppo, che si è sempre ispirato a storie strettamente legate al territorio.
Attori e musicisti si sono incontrati nel desiderio comune di dare voce alla vicenda storica di quegli uomini che ancora oggi portano sulla pelle i segni della violenza e tra le labbra il sapore della fame, vecchi guerrieri col viso ancora segnato a raccontare il dramma che ne ha segnato l’esistenza, rendendoli per sempre “valani”.
Note di regia
Quando gli amici Sancto Ianne, senza il dovuto preavviso, in una calda mattina d’estate sono entrati in massa nel nostro minuscolo ufficio a proporci la realizzazione di uno studio scenico (una volta si chiamava spettacolo, ma ci adeguiamo ai tempi…) avente come tema la vicenda dei Valani, ho provato la sensazione strana di chi stesse lì ad aspettare questo momento da tanto tempo. Anni prima in una casa di campagna davanti ad un bicchiere di vino, un uomo, un mio caro amico che adesso non c’è più, mi raccontò dei Valani, mi raccontò di battaglie civili, di movimenti sindacali, di lacrime e di sangue, mi raccontò di quello che aveva potuto fare per l’emancipazione dei lavoratori della terra. Oggi mi sono reso conto che quell’uomo, per la causa dei valani, fece molto e questo nostro spettacolo è a lui dedicato. Quell’uomo si chiamava Francesco Romano, avvocato beneventano.
E lo spettacolo? Quello si realizza ovviamente sulle tavole di un palcoscenico, ed il nostro piacere è di farvelo vedere, ma sullo spirito che ha mosso la sua realizzazione mi piace citare Pierpaolo Pasolini:
“lo non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza: se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla o dal non averla voluta; dall'essermi messo in condizione di non aver niente da perdere, e quindi di non esser fedele a nessun patto che non sia quello con
un lettore che io del resto considero degno di ogni più scandalosa ricerca”.
Michelangelo Fetto
IL MERCATO DEI VALANI

Quando si raccoglie una testimonianza orale, quando la storia non la si apprende attraverso la scrittura documentale delle classi dirigenti ma per mezzo della parola parlata nel territorio le cui vicende si intende indagare, non si è mai consapevoli di quello che accade, soprattutto se a narrare i fatti – troppo spesso di povertà e miseria – sono uomini e donne che portano ancora sulla pelle i segni della violenza e tra le labbra il sapore della fame.
Il mercato dei valani di Benevento è stato ricostruito grazie alla memoria individuale dei protagonisti di questa vicenda ai quali è stato negato non soltanto il diritto all'infanzia ma anche quello ad una scrittura storiografica.
La pubblica vendita di manodopera agricola si svolgeva a Piazza Orsini il giorno dell'Assunta e, da consuetudine perpetrata nel corso dei secoli, diventa, nel secondo dopoguerra, pratica ordinaria tra padroni e servi, nonché dettaglio irrilevante del giorno festivo per gli abitanti della città.
Il quindici agosto di ogni anno, fino alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, i contadini poveri conducevano i propri figli maschi, già dall'età di sei o sette anni, nella piazza antistante il duomo, dove un proprietario terriero o un massaro non soltanto poteva richiedere manodopera infantile senza dover corrispondere il salario giornaliero o mensile al lavoratore, ma poteva controllare la costituzione del minore, toccarne il corpo, visionarne la dentatura, osservarne le mani e valutarne così le capacità e la forza fisica, proprio come accadeva nelle fiere del bestiame.
Una volta scelto il ragazzo tra la folla pezzente esposta a piazza Orsini, il padrone stabiliva oralmente con i genitori le modalità di impiego e il tipo di remunerazione: due o tre sacchi di grano e poche centinaia di lire per un anno di duro lavoro.
Il mercato risultava il metodo più semplice per sistemare una bocca da sfamare; ì minori venivano impiegati come stallieri, bifolchi e pastori. Ma all'interno della tenuta, spesso i bambini erano costretti a svolgere ogni tipo di lavoro, da quello agricolo a quello domestico.
I racconti che testimoniano fatti di violenza, di denutrizione, di abbandono, di inganno sono centinaia, compreso il tentativo di allontanare per sempre il bambino dalla famiglia di nascita.
Il mercato di piazza Orsini non soddisfaceva il fabbisogno della sola provincia di Benevento ma forniva manodopera ai grandi latifondisti di diverse e numerose regioni italiane. Solo la meccanizzazione del lavoro pose fine alla scandalosa vendita del bracciantato povero.
A scrivere del mercato dei valani, nella seconda metà degli anni cinquanta, sono stati in molti, tutti dopo la denuncia dell'avvocato beneventano Francesco Romano: Corrado Alvaro, Guido Piovene, Luigi Einaudi, Gaetano Salvemini.
Il termine ha origini longobarde e deriva dal tedesco wald – bosco – e che stava ad indicare, nell'organizzazione del territorio durante il principato longobardo, la parte demaniale fuori dalla città, destinata al diritto di selvatico e di legnatico. L'addetto al pascolo e al bestiame veniva definito valanus, da cui, appunto, valano. Ma ad ascoltare le testimonianze di chi quella storia l'ha vissuta, sembra proprio che l'unica definizione possibile sia quella di una vita vissuta alla stessa stregua dei cani, bastonati ed affamati ancora in epoca moderna.
Elisabetta Landi
Speciale “Valani”: http://www.youtube.com/watch?v=YzZP2PuMDUc
Spettacolo: http://www.youtube.com/watch?v=6V-URTja1LQ
Durata: 90 minuti circa
Fascia d’età consigliata: da 13 anni
Biglietto di ingresso: € 7,00