Teatro Comunale di Benevento
14/04/2000 ore 10.30
Con
Pasquale De Cristofaro - Michele Monetta
Rossana Di Palma - Salvatore Mazza
Clair Rogers - Mario Spolidoro
Il Pinocchio di Luigi Compagnone non è assolutamente diverso da quello di Carlo Collodi. Il grande scrittore napoletano fa ripercorrere a Pinocchio le stesse avventure che Collodi aveva scritto circa un secolo prima. Anche qui l’irrequietezza di Pinocchio determina un cambiamento continuo degli scenari su cui la figura si staglia.Pinocchio nasce da un pezzo di legno, ad opera di un falegname e anche qui, è trasformato alla fine da burattino in “ ragazzo per bene” ad opera di una fata. L’unica differenza è che qui la storia è riscritta in prosa e in veri, come se fosse una sorta di libretto da operetta.Le tavole preparate da Antonio Petti sono di altissima qualità artistica. Esse prevedono sia scenari, sia costumi semplici ma al tempo stesso raffinatissimi.I movimenti mimici di Michele Monetta recuperano tutta la grande lezione delle avanguardie novecentesche sulla natura artificiale del corpo scenico dell’attore.In più Pinocchio, simboleggiando il desiderio di realizzare se stesso affidandosi tutto e solo all’istinto anarchico del piacere, rappresenta ancora oggi una possibilità per eludere in qualche modo le paralizzanti ed ipocrite imposizioni di una società omologata e conformista.In qualche modo fa un certo effetto vedere che anche le avventure di Pinocchio devono alla fine cedere nei confronti di una realtà spietata che non consente più di sognare.Anche Pinocchio alla fine è costretto a “precipitare” ad opera della fata nel calco “mortale” di “ragazzino perbene”
Note: regia Pasquale De Cristofaro, Michele Monetta, scene e costumi Antonio Petti, musiche Antonello Paliotti