Valani
Valani
scritto e diretto da Michelangelo Fetto
musiche composte ed eseguite dai Sancto Ianne
una produzione Solot Compagnia Stabile di Benevento e Sancto Ianne
Data : 27-28-29- Febbraio 2012 , Teatro Calandra
Durata: 90 minuti circa
Ci fu un tempo, neanche tanto lontano, in cui nella nostra città si svolgeva periodicamente una fiera. Non era una fiera convenzionale in cui si vendevano alimenti, vino, manufatti o bestiame … si vendevano i valani. Chi erano i valani? Bambini, figli di povera gente, fittati in cambio di un sacco di grano di scarsa qualità e poche lire, per una stagione o un anno intero, al proprietario terriero, che da quel giorno diventava il padrone. Il mercato si svolgeva a Benevento, il giorno dell’Assunta, in Piazza Orsini …
Solot e Sancto Ianne, prendendo spunto da documenti inediti e testimonianze orali, raccontano tra musica e parole una tragedia locale che, ancora oggi, Benevento non vuole ricordare.
Un lavoro di scrittura che ha impegnato Michelangelo Fetto nell’indagare un fenomeno tipico e ancora oscuro della nostra storia, che riporta a galla ricordi dolorosi per i sopravvissuti insieme alla consapevolezza che il centro storico della città sia stato scenario di immensa crudeltà.
Le atmosfere musicali dei Sancto Ianne che accompagnano la drammatizzazione si accordano con il lavoro storico del gruppo, che si è sempre ispirato a storie strettamente legate al territorio.
Attori e musicisti si sono incontrati nel desiderio comune di dare voce alla vicenda storica di quegli uomini che ancora oggi portano sulla pelle i segni della violenza e tra le labbra il sapore della fame, vecchi guerrieri col viso ancora segnato a raccontare il dramma che ne ha segnato l’esistenza, rendendoli per sempre “valani”.
IL MERCATO DEI VALANI
Il mercato dei valani di Benevento è stato ricostruito grazie alla memoria individuale dei protagonisti di questa vicenda ai quali è stato negato non soltanto il diritto all'infanzia ma anche quello ad una scrittura storiografica.
La pubblica vendita di manodopera agricola si svolgeva a Piazza Orsini il giorno dell'Assunta e, da consuetudine perpetrata nel corso dei secoli, diventa, nel secondo dopoguerra, pratica ordinaria tra padroni e servi, nonché dettaglio irrilevante del giorno festivo per gli abitanti della città.
Il quindici agosto di ogni anno, fino alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, i contadini poveri conducevano i propri figli maschi, già dall'età di sei o sette anni, nella piazza antistante il duomo, dove un proprietario terriero o un massaro non soltanto poteva richiedere manodopera infantile senza dover corrispondere il salario giornaliero o mensile al lavoratore, ma poteva controllare la costituzione del minore, toccarne il corpo, visionarne la dentatura, osservarne le mani e valutarne così le capacità e la forza fisica, proprio come accadeva nelle fiere del bestiame.
Una volta scelto il ragazzo tra la folla pezzente esposta a piazza Orsini, il padrone stabiliva oralmente con i genitori le modalità di impiego e il tipo di remunerazione: due o tre sacchi di grano e poche centinaia di lire per un anno di duro lavoro.
Il mercato risultava il metodo più semplice per sistemare una bocca da sfamare; ì minori venivano impiegati come stallieri, bifolchi e pastori. Ma all'interno della tenuta, spesso i bambini erano costretti a svolgere ogni tipo di lavoro, da quello agricolo a quello domestico.
I racconti che testimoniano fatti di violenza, di denutrizione, di abbandono, di inganno sono centinaia, compreso il tentativo di allontanare per sempre il bambino dalla famiglia di nascita, anche perché il mercato di piazza Orsini non soddisfaceva il fabbisogno della sola provincia di Benevento ma forniva manodopera ai grandi latifondisti di diverse e numerose regioni italiane. Solo la meccanizzazione del lavoro pose fine alla scandalosa vendita del bracciantato povero.