2009

A Scatola Chiusa

17 Marzo 2009 TEATRO MASSIMO A scatola chiusa

Genere Narrazione Teatro d’attore Regia Bobo Nigrone Testo Bobo Nigrone e Silvia Elena Montagnini Con Silvia Elena Montagnini Musiche originali Marco Baccino Disegno luci Marco Alonzo Costumi Onda Teatro Scenografia Marco Alonzo Collaborazione alla scenografia Patrizio Serra Produzione Onda Teatro

Trama: Silvia è una bambina che passa molto tempo da sola perché i genitori, si sa, sono molto impegnati e i suoi nonni vivono in un’altra città. Come tutti i bambini di oggi, guarda molto la televisione e le piace molto la pubblicità. Però come tutti i bambini del mondo, vorrebbe giocare con altri bambini, ma nel suo palazzo non conosce nessuno e nel cortile è vietato giocare. Silvia abita in un palazzo uguale ad altri palazzi, come ce ne sono tanti in città. Nelle strade del suo quartiere, oltre alle cacche dei cani, ci sono molte “punture” per terra e bisogna stare attenti a non toccarle. Sotto casa c’è un parco giochi dove vanno a giocare gli altri bambini, ma d’inverno non si può andare e comunque, chi potrebbe accompagnarla? Ogni tanto Silvia entra nello sgabuzzino di casa che diventa una scatola magica e si ritrova in un mondo speciale. Lì, incontra personaggi e animali di ogni tipo, anche quelli delle fiabe che le piace leggere e che le raccontavano quand’era piccola e s’immagina di avere tanti amici e amiche che ascoltano le sue storie. Basta mettere in fila quelle vecchie scarpe e si materializza un pubblico pronto ad ascoltarla e a giocare con lei. Magari fa anche delle domande. La storia che preferisce raccontare è “Il brutto anatroccolo”, una storia…….. che potrebbe essere simile alla sua. Temi prevalenti: La fiaba di Andersen è un pretesto per sviluppare non tanto il tema della diversità, quanto per raccontare, di riflesso, le molte solitudini dell’infanzia, in una società che, quasi per tutelare il proprio “sistema”, produce giochi e passatempi da consumare in modo solitario, tutt’al più, in compagnia di un display. Riferimenti all’esperienza del bambino: Il disagio che proviene dall’insicurezza delle strade, dall’inquinamento, dalla scarsità di aree verdi attrezzate, dal traffico ecc., spinge genitori apprensivi a tenere i figli in casa senza, tuttavia, avere tempo da dividere con loro. Questo fenomeno è più frequente nelle aree metropolitane e con bambini che, per età (mancanza di autonomia) o per mancanza di mezzi economici (impossibilità di frequentare attività a pagamento con altri gruppi di bambini) si trovano spesso da soli a passare lunghi pomeriggi in compagnia di uno schermo televisivo o di un display. A loro, a volte, viene in soccorso il bisogno innato di inventarsi una realtà “altra” nella quale immergersi e con la quale giocare davvero.

Tecniche e linguaggi teatrali utilizzati: Le tecniche utilizzate fanno riferimento alla narrazione teatrale. Si tratta di un lavoro “centrato” sulle capacità dell’attrice di far procedere lo spettacolo su due piani. Da una parte il personaggio–narratore (Silvia) che utilizza uno stile di recitazione “naturalistico” e fa riferimento ad una realtà quotidiana. Il secondo piano (che diventa prevalente nella seconda parte dello spettacolo), vede Silvia impegnarsi nel “gioco del narrare” per cercare di affascinare il suo pubblico immaginario raccontandogli una storia che la coinvolge. Per raggiungere questo fine utilizza la caratterizzazione fisico–vocale (per imitare i personaggi della storia) e il sostegno della musica, delle luci e degli oggetti, per raccontare la vicenda del brutto anatroccolo. Indicazioni sulle scenografie e sui costumi: La scenografia dello spettacolo è tutta incentrata su un’enorme scatola di cartone dalla quale esce (come da un’enorme uovo) il personaggio narratore. La scatola viene, in seguito, utilizzata per creare continuamente nuove situazioni e supportare lo scandire della narrazione in rapporto agli incontri del brutto anatroccolo, alle prove che deve superare e al passare delle stagioni. Ma la scatola rappresenta anche la realtà quotidiana di Silvia e dalla porta (che lei stessa ritaglia per uscire fuori) escono oggetti che potrebbero trovarsi nel ripostiglio di una casa qualsiasi. Con questi oggetti Silvia cerca di inventarsi personaggi e ambienti funzionali al racconto. Come per l’inizio dello spettacolo, anche l’epilogo è affidato all’immagine della scatola che, ricomposta, diventa protagonista di un finale a sorpresa. Metodo di lavoro utilizzato dalla compagnia nella creazione dello spettacolo: La creazione dello spettacolo ha visto l’avvicendarsi di varie fasi: – lettura del testo di Andersen e riflessione su una prima idea generale sullo spettacolo (soprattutto da un punto di vista drammaturgico); – creazione di un testo–canovaccio, per le prime improvvisazioni, che contiene la storia quotidiana di Silvia e una sintesi della fiaba; – scrittura scenica (improvvisazioni guidate dal regista) per perfezionare la scrittura iniziale del testo e legarla ad azioni e tempi “più teatrali”; – perfezionamento di una prima idea di scenografia sulla base dell’evolversi del testo; – scrittura delle musiche sulle azioni e sui testi prescelti; – improvvisazione con lo scatolone–sgabuzzino e gli oggetti scenici (oggetti quotidiani – scatole di scarpe e scarpe, scopini di vario tipo, carta colorata per pacchi, ecc.) per inventare soluzioni originali e sorprendenti per la narrazione e per la creazione dei personaggi (sia quotidiani che fantastici); – verifiche del percorso di lavoro attraverso un confronto con alcune classi di bambini della scuola materna ed elementare; – prove dedicate alla “messa a punto” della recitazione, del testo, della scenografia e verifica della “solidità” del percorso drammaturgico; – prove “aperte” di una prima versione dello spettacolo con un pubblico di ragazzi ed insegnanti; – analisi finale del percorso realizzato per individuare elementi da approfondire prima del debutto. Fonti utilizzate: – lI brutto anatroccolo di H. C. Andersen – Alice nel paese delle meraviglie di L. Carroll – Chiusi nell’armadio a cura di Mafra Gagliardi – Lucia nel bosco con quelle cose lì di P. Handke


Sul mar del nord

2 Aprile TEATRO COMUNALE

Magazzini di Fine Millennio e Compagnia dei Traditori – Napoli Presenta SUL MAR DEL NORD due fiabe popolari e un intermezzo Fiabe popolari dasul-mar-del-nord_con_titolo.jpgnesi trascritte da Ottaviano Giannangeli, Peer Gynt di Ibsen, Poesie di Tagore

con Sebastiano Coticelli, Alfredo Giraldi, Luana Martucci, Maurizio Parlati regia e drammaturgia di Pasquale Napolitano musiche: da Bach, Tchaikovsky, Satie, Sainkho, Michael Thorke costruzione pupazzi: Alfredo Giraldi I racconti popolari parlano lo stesso linguaggio non realistico dei bambini e, attraverso questo linguaggio, esprimono le loro contraddizioni e i diversi aspetti del mondo. Sul Mar del Nord è la rappresentazione di questo mondo attraverso i racconti dei protagonisti che si trovano a dover fare delle scelte, a dover rinunciare alla comodità della vita, per poter affermare la loro essenza e, in qualche modo, crescere: il principe Olaf che abbandona il suo regno per una sirena, Peer il bugiardo che scopre quanto le sue stesse bugie possano danneggiarlo, la Figlia del Mare e il Pescatore che pur di affermare la loro libertà sfidano il dio del Mare. Le storie hanno come scenario un luogo immaginario del Nord Europa e si sviluppano sulla riva del Mar del Nord. È un mare diverso dal Mediterraneo, un mare che è già quasi Oceano. Eppure la vita che si racconta non è così dissimile dalla nostra. Persino alcuni suoni sono vicini ai nostri. La storia dei popoli e dei viaggiatori antichi potrebbe spiegare come uno strumento tipico dell’Italia Meridionale che è lo scacciapensieri sia anche uno strumento tipico della musica popolare del nord Europa.

Linguaggi: parola, mimo, musica, teatro di figura Durata: 60 minuti Fascia d’età consigliata: da 7 a 11 anni

TEMA: il rapporto tra l’uomo e la natura; il viaggio come crescita.